Archive for the ‘[RECE-DISCHI]’ tag
Francesco ti ricordi - Atlantide (1976)

Provenienti dal Sud-Italia, gli Atlantide erano una band formata da quattro fratelli trasferitisi in a Rottweil (D) dal 1973. In Germania decero da supporto alla maggiori band locali del momento fra i quali gli Scorpions, traducendo il tutto in un buona esperienza nei concerti dal vivo e in ottime recensioni sulla stampa teuronica.
Per delle strane ragioni questa autoproduzione, non-ostante il disco sia cantato interamente in italiano, è stato distribuito nella sola Germania.
Disco abbastanza diverso dalle produzione del periodo, lo si può definire un disco di Hard-Rock con marcate influenze Prog.
ELI ‘PAPERBOY’ REED - ROLL WITH YOU
Fine settimana di concerti ….
Venerdì sera paesino della provincia mantovana, insieme ad una amica andiamo a vedere un concerto.
Un gruppo dove suona un ex-componente degli Afterhours dicono …. Ti và ? OK andiamo.
Il gruppo si chiama LOMBROSO (come il famoso criminologo ). Un duo chitarra/batteria. Per essere ascoltabili dovrebbero
cercare:
- un paroliere
- un cantante
- un batterista ( o spiegargli che la batteria non gli ha fatto niente di male per picchiarla in quel modo)
Ci sarà un motivo se uno diventa un ex ?
SABATO SERA Ferrara centro notte bianca ore 21:00 Piazza Castello
“Le Luci della Centrale Elettrica, avevo ascoltato il DEMO su MySpace e mi aveva entusiasmato, ma non-ostante questo non ero mai riucito a sentirlo dal vivo.
Ottima performance … l’urlo di dolore della provincia industrializzata e denuclearizzata …
a seguire il LIVE-ACT di Cristina Donà.
DOMENICA SERA ovvero stasera forse NEIL YOUNG a Firenze
MERCOLEDI SERA BRUCE SPRINGSTEEN A Milano
Cercasi distributore per capolavoro
Non lo dico “solo” io, ma anche l’ultimo numero di BLOW UP in edicola.
Vergognoso che un disco del genere non trovi un distributore pronto a scommetterci.
Fra i collaboratori Marco Mancassola regala un testo a questa giovane band ferrarese.
Ascoltateli attraverso il loro sito su MySpace e se vi piace acquistatevi anche il disco.

Inedito di Bob Dylan ? No è Pete Molinari
Alcuni anni fà in Italia venen la modo di clonare i nostri cantautori più importanti e farne uscire alcune “fake”. Provate ad ascoltare Pete e ….. poi ditemi
Le atmosfere riportano direttamente al primo Bob Dylan, sebbene la voce sia più ambigua del celebre nasale del menestrello di Duluth. Ma riportano anche a certe cose di Hank Williams e Woody Guthrie. Invece il cantante si chiama Pete Molinari. Cognome italiano, origini sia maltesi sia egiziane sia italiane. E viene da Chapham, Kent, Inghilterra. Il suo primo singolo, “A virtual landslide”, uscito per una nuova etichetta discografica, non è stato esattamente un successo: su iTunes ha guadagnato in tutto 27 dollari. Ora si spera che l’impatto negativo non abbia scoraggiato il cantautore, perché il talento c’è e si vede, anzi si sente. Un talento affinato in quasi due anni di peregrinazioni negli Stati Uniti, anche in locali che furono frequentati da Jack Kerouac. Il mensile britannico “Q” ha scritto che la sua è “una voce straordinaria” che suona come qualcosa registrato “verso il 1952”. “Mojo” ha parlato di “folk-blues superbo”.

Alcune parti di questo post sono tratte da:
ROCKOL TICINONEWS RADIO 3iii
che riportano lo stesso articolo con proprio Copyright.
Blind Nation In The Prision
Japanese Punk With The Sentence In Wire (2XCD, Neo7 Music, 2004)
Anthony Braxton, (si’, proprio QUEL Anthony Braxton), ci sorprende puntualmente da dieci anni. Non questa volta. I Blind Nation In The Prision sono infatti un trio formato da Susie Ibarra, Fat Boy Slim e Jack Rose, che in quest’occasione si fa accompagnare da un gruppetto di 20 corni inglesi.
Strumentazione minmale (bassi, tavolo da biliardo), per un disco pop, adatto a scampagnate nella mente.
Minimal-neo-nu-no wave-new wave modale, tinta scarna e derivativamente mantrica, per un disco che inserisce una sao wave lisergica e sinusoidale in un contesto esclusivamente dark wave.
Il riferimento potrebbe essere uno solo: David Bowie.
(10) per la lunghezza, (0) per la musica.
Radiohead - In Rainbow

In questo momento il mondo si divide in due, chi considera i Radiohead degli innovatori e chi pensa che si siano “solo” scelti una buona $trategia di marketing. Non stà certamente a me decidere da che parte stanno Tom Yorke e i suoi Radiohead, io posso solo dire che ho trovato il disco interessante, non semplice, ma con dei buoni spunti. Niente a che fare con i primi dischi quando i RH erano ancora giovani e con tanta voglia di sperimentare.
spoon ga-ga-ga-ga-ga
Ga Ga Ga Ga Ga (Merge
- 2007)
Chi ha detto che ad Austin, in Texas, si suonano solo folk e country? Ma li avete mai sentiti gli Spoon?
Come Ulisse che per ottener ragione sui proci scoccò la sua freccia fra gli anelli delle lance, così Britt Daniel (voce e chitarra) e Jim Eno (batteria) dopo Girls Can Tell e Gimme Fiction inanellano il 3° terzo centro consecutivo.
Ga Ga Ga Ga Ga è tanto bello quanto differente dagli altri due, come anche essi lo sono fra di loro. Se il primo vanta una discrta freschezza pop-acustica e il secondo è arrogantemente rock, in Ga Ga Ga Ga Ga fa capolino l’elettronica. Ovviamente non è un disco “di elettronica”, ma decisamente speziato di bytes, questo sì.
In una band di classe come gli Spoon, intendiamoci restiamo sempre entro il recinto dell’indie rock, non si va tanto per il sottile, ma tra tanta classa, spesso la differenza la fanno i particolari. Qui più che in altri casi, i particolari valgono quanto l’ispirazione, e se nel quinquennio 2002-2007 questa non è mai venuta meno, le differenze vanno cercate tra le sottili venature dei solchi. Per intenderci nella bellissima e conclusiva The Ghost Of Your Linger, un piano secco e puntuale è la scusa per uno sonnolento scricchiolio d’elettronica, il cui risultato restituisce la canzone più lugubre che i Go Betweens non abbiano mai scritto.
E’ pur sempre vero che gli Spoon non fanno certo dischi lo-fi, forse non è nel D.N.A. di chi nasce ad Austin, ma un certo riverbero Pavement è ravvisabile in più passaggi. L’imprinting lo-fi probabilmente è un residuo dei tour divisi a metà con Pavement e Guided By Voices (su cui sempre più spesso mi vien voglia di scriverci sopra una bella retrospettiva).
I riferimenti per chi ancora non conoscesse il gruppo li avrete capiti, ma voglio svelare proprio tutto e ci metto dentro anche Pixies, The Shins (per quel mood sempre fresco eppur mai banale, che è sulla punta delle dita di pochi gruppi) e Destroyer. Per quanti invece già li conoscessero, bè non è cambiato nulla, dalla Merge che ancora una volta ci mette l’investimento iniziale alla qualità ancora integra.
Blak Like Me e Finger Feelings, con quel sound inconfondibile, riporta l’ascoltatore sul qui e adesso: hei, questo è un disco degli Spoon! E si sente!
Girls Can Tell e Gimme Fiction non possono rimanere orfani sullo scaffale, Ga Ga Ga Ga Ga è da avere, la vostra colezione di dischi non ne risentira, anzi.
FONTE: INDIE RIVIERA

