Chiamatemi Ismaele

Qualche anno fa – non importa sapere con precisione quanti – avendo in tasca poco o punto denaro e, a Firenze, nulla che mi intrattenesse in modo particolare pensai di andarmene un pò in giro, a vedere quella parte di italia  ricoperta dalla nebbia.  E’ uno di quei miei sistemi per scacciare la tristezza e regolare la circolazione del sangue. Ogniqualvolta mi accorgo che la la ruga attorno alla mia bocca si fa più profonda; ognqualvolta c’é un umido tedioso novembre nella mia anima; ogniqualvolta mi sorprendo fermo, senza volerlo, davanti a depositi di alcolici o in cammino dietro a fantasmi, e specialmente, ogniqualvolta l’insofferenza mi possiede a tal punto che devo far appello per trattenermi dal discendere in strada e buttare giù metaforicamente il grilletto contro inermi passanti, giudico allora che sia venuto il momento di prendere il largo al più presto possibile.

Herman mi perdonerà ?


Erano anni, che il capolavoro di Herman Melville, stava sullo scaffale in attesa del momento giusto per essere preso in mano e letto. Non più come un libro di avventura, ma come qualcosa di più profondo e adulto … per scoprire i diversi piano di lettura che un ragazzino di 15/16 anni non ha voglia di andare
a scoprire. Oggi mi imbarco in questa avventurosa lettura, non sarò solo in questo cammino.

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